Ven. Set 25th, 2020

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Token non fungibili: ancora poco noti, eppure…

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Token non fungibili, alcuni KriptoKitties




In questi giorni i token non fungibili hanno fatto nuovamente notizia per merito di un annuncio: quello del lancio di LKSCoin. La novella criptovaluta avrà come scopo quello di supportare i creatori di contenuti digitali. In effetti, a tutt’oggi tale categoria gode di scarsissima protezione.

Ed è qui che entrano in campo i token non fungibili. La loro unicità, associata ad opere dell’ingegno analogamente esclusive, permetterà ai fautori delle medesime di dimostrare e reclamare i sacrosanti diritti d’autore.

Ma questi particolari asset crittografici hanno anche altri utilizzi. E possono pure rivelarsi investimenti proficui.

Che cosa sono i token non fungibili

Tutti i token non fungibili, anche quelli appartenenti alla stessa categoria, sono asset unici e non intercambiabili che circolano su blockchain. Questo li distingue dalle classiche criptovalute come BTC, ETH o XRP. Difatti ogni token bitcoin ha identico valore rispetto a tutti gli altri BTC. Idem per ethereum, ripple e via dicendo.




Altra differenza è l’indivisibilità di un NFT. Bitcoin, si sa, al contrario è frazionabile in satoshi, ethereum in gwen.

Le blockchain che ospitano token non fungibili non sono molte. La più importante è Ethereum, con gli standard ERC-721 ed ERC-1155. Seguono EOS, TRON, VeChain e altre semisconosciute.

Gli utilizzi degli NFT

Un esempio di token non fungibili sono i KryptoKitties. I tokens di questo gioco sviluppato nel 2017 sono rappresentati come gatti virtuali. Proprio come i mici in carne ed ossa, ognuno ha una soggettività che lo rende un esemplare unico.




I Kryptokitties hanno avuto e hanno tuttora un discreto successo come asset d’investimento. Difatti possono essere acquistati e venduti su piattaforme apposite come OpenSea.

Oggetti virtuali da collezione, quindi. E oltre ai gattini non si può non citare Decentraland, mondo virtuale creato su blockchain. Chi ha speculato tramite i suoi token non fungibili talvolta ha realizzato gains cospicui.

Ma a parte il collezionismo c’è altro. Questi asset crittografici rivestono per esempio il ruolo di strumenti per tokenizzare beni reali indivisibili come opere d’arte, in modo da suddividerne la proprietà. E grazie alla loro unicità, non necessariamente in parti uguali.

E ancora: mezzo per garantire i diritti d’autore, associando a un’opera un token non fungibile. O magari più di uno se gli autori sono un paio o più.




Altre realtà sono quelle della tokenizzazione delle proprietà immobiliari, dei biglietti legati ad eventi – è capitato ad esempio per la World Cup 2018 -. In futuro è facile immaginare che la gamma di utilizzi si estenderà ad altri settori.

Investire in token non fungibili?

Grazie al fatto di essere unici e di esistere su blockchain, possiamo affermare che gli NFT rappresentano una categoria di asset digitali dotata di un ottimo grado di sicurezza rispetto a frodi di varia natura. Non per nulla sono impiegati come strumenti di garanzia di diritto d’autore, etc, come evidenziato.

Premesso questo, vale la pena valutarli per lo hodling o per un trading di breve periodo?




La risposta dipende dalla possibilità che il NFT d’interesse acquisti o meno valore nel tempo. Certezze ovviamente non possono essercene, solo valutazioni accurate che offrano un elevato grado di probabilità di rivelarsi corrette.

Per fare un esempio pensiamo ai token non fungibili da collezione. Un KriptoKitty tempo fa è stato venduto per l’equivalente di 170.000 $. Ancora più alto il costo di un lotto di terreno su Decentraland, ceduto come NFT per un valore corrispondente a 215.000 $.




Passiamo però dal mondo dei giochi a quello degli NFT associati a tickets. Spesso si può essere ottimisti. Alcuni eventi di risonanza mondiale come la World Cup rappresentano un terreno fertile per un rialzo del prezzo dei biglietti, e i token non fungibili hanno pure il vantaggio di non essere falsificabili. Ma se all’improvviso si diffonde il coronavirus?





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