Ven. Ago 14th, 2020

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Stablecoin sempre più in auge: la proposta cinese

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stablecoin asiatica, immagine di Hong Kong




Alcune stablecoin, ad iniziare da tether, risultano fra le monete crittografiche più ricercate dai traders. Per averne un’idea basti pensare che proprio USDT sta beneficiando di un aumento costante di capitalizzazione. In questi tempi incerti, la sua richiesta ha fatto salire il market cap oltre gli 8,8 miliardi di dollari. E le sue movimentazioni quotidiane superano per valore persino quelle di BTC.

Ora l’affermazione della categoria sta per varcare i confini del crypto settore. Nuove stablecoin istituzionali sono pronte ad affacciarsi all’orizzonte. Con ricadute sulle criptovalute? Forse.




In arrivo una nuova stablecoin istituzionale?

Anche vari governi guardano con estremo interesse alle stablecoin. Il primo da citare è quello cinese. Il colosso asiatico ha in cantiere la sua valuta crittografica agganciata allo yuan, ed è già partita la fase dei test. Ma un gruppo di consiglieri politici sta già guardando oltre. Secondo loro sarebbe positivo creare una moneta crittografica ancorata a 4 fra le principali divise asiatiche. Esattamente: yuan, yen, won e dollaro di Hong Kong.




La proposta di una stablecoin asiatica, perché?

La proposta arriva in una fase di forte tensione con gli USA e mentre la Cina si sta adoperando per frenare gli slanci autonomisti della principale città stato asiatica. Proprio a Hong Kong spetterebbe la competenza giurisdizionale sulla valuta virtuale. Alla People’s Bank of China invece il compito di supervisionare il progetto.

Lo scopo del progetto è favorire e facilitare gli scambi commerciali fra i paesi interessati. Nessuno ha nominato l’America, ma è chiaro che la stablecoin asiatica potrebbe indebolire l’egemonia del dollaro USA. In questo momento, la Cina ha più ragioni che mai per farlo.

I dissidi con gli Stati Uniti infatti proseguiranno, almeno finché l’amministrazione Trump non terminerà il suo mandato. Poi ci sono le conseguenze dell’epidemia di coronavirus. Il pil che vacilla, il commercio interno ed esterno che langue, l’incertezza sul futuro.

Non va dimenticato inoltre che la valuta virtuale sarebbe completamente tracciabile, a differenza del contante. Per questo potrebbe dare il suo contributo alla lotta anti-riciclaggio.




Da chi arriva la proposta

La proposta di una stablecoin asiatica agganciata alle principali divise fiat del continente è stata lanciata durante il Chinese People’s Political Consultative Conference. Quest’ultimo è una sorta di consultazione politica “informale”che precede il più importante NPC, il National People’s Congress.

La seduta ha lo scopo di confronto fra i vari schieramento politici, ma vede anche la partecipazioni di membri indipendenti. La bozza relativa alla stablecoin ha come fautori imprenditori –nonché politici- che s’impegnano per far ripartire l’economia in questa delicata fase post-epidemia.




Il ruolo della stablecoin e le possibili conseguenze

Va sottolineato come la nuova moneta crittografica non sarebbe una sostituta della valuta digitale ancorata allo yuan. Anzi: la prima sarebbe ancorata anche alla seconda.

Una differenza importante fra le 2 stablecoin riguarda l’emittente. La divisa crittografica cinese sarà emessa dalla PBoC, mentre quella “internazionale” sarebbe creata da imprese private attive nel commercio. Le medesime ovviamente dovrebbero anche garantire una riserva di valore corrispondente alla stablecoin sul mercato. Va da sé che il diverso peso economico fra i paesi coinvolti troverebbe un corrispettivo nella stablecoin.

Ma, a parte la Cina, cosa ne pensano le altre nazioni? Per ora non si sa, del resto il progetto potrebbe non vedere mai la luce. A fine 2019 però il Giappone aveva ribadito il suo no a una stablecoin nazionale. Nel frattempo è arrivato il Covid-19 e lo scenario economico è mutato. Questo potrebbe determinare un ripensamento del paese del Sol Levante. Non fosse altro che per evitare di finire surclassato dagli eventuali aderenti.

A livello mondiale invece la stablecoin potrebbe facilitare un sorpasso dell’economia asiatica su quella occidentale. Qui le ripercussioni si rivelerebbero potenzialmente epocali.

Il crypto settore all’inizio potrebbe avvantaggiarsene. E’ già accaduto, quando la Cina ha annunciato la sua nuova stablecoin. Poi la rettifica: l’innovazione digitale del gigante asiatico non è orientata in favore delle criptovalute. E nemmeno la nuova valuta virtuale cambierà le cose. Con buona pace dei traders del crypto settore




E tether? Il suo ruolo ha punti in comune con quello di una stablecoin istituzionale. Immaginiamo un ipotetico futuro in cui la stablecoin asiatica sarà affermata. USDT e le altre, ossia le versioni ancorate ad altre valute fra cui lo yuan nonché all’oro, vedranno forse sminuito il loro ruolo di asset rifugio, perché molti investitori sceglieranno di aprire posizioni sulla nuova moneta crittografica.

Al contempo influirà il contributo della nuova stablecoin allo sdoganamento della categoria tra i traders, specie quelli retails. Questo sarebbe benefico per USDT, e pazienza se al governo cinese non piacerà.

Ma è davvero presto per dire quale scenario potrebbe imporsi.

 





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