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Prezzo delle criptovalute: reazione al coronavirus positiva?

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Prezzo delle criptovalute e coronavirus 2019 ncov

Prezzo delle criptovalute in ascesa per il coronavirus e diffusione di mascherine protettive. Foto di Gerd Altmann da Pixabay




Mentre le borse tremano il prezzo delle criptovalute sale, nonostante il parziale rosso odierno. Il coronavirus che sta mettendo in ginocchio la Cina e preoccupa il mondo intero influenza certamente le prime, e con tutta probabilità anche il crypto mercato. Non tutti ne sono convinti, però. Analizziamo la situazione.

L’attuale prezzo delle criptovalute

Dall’inizio di gennaio 2020 il prezzo delle criptovalute sta seguendo un uptrend che ha portato il market cap del settore da 190 miliardi di dollari agli attuali 255. Ovviamente il grafico mostra ritracciamenti, e un’inversione dell’andamento nella settimana tra il 18 e il 24 gennaio, seguita da una ripresa che pare essersi in parte arrestata soltanto oggi.

Il prezzo delle criptovalute principali, a partire da bitcoin, risultano infatti al momento in cui scrivo in territorio negativo. La perdita del mercato comunque si dimostra contenuta, se consideriamo la volatilità costituzionale di questo mercato.

Ci sono poi eccezioni, a iniziare da ethereum. Sul trend della principale altcoin influisce molto probabilmente la news sulla prossima emissione di futures – non ancora confermata-. Anche litecoin si mantiene in territorio positivo, così come monero e tezos.

A parte il downtrend odierno, che potrebbe essere un ritracciamento, dall’inizio del 2020 il prezzo delle criptovalute ha beneficiato dell’apporto di nuovi capitali per oltre 65 miliardi. O meglio: un esame dei grafici dell’ultimo semestre 2019 rivela che è più esatto parlare di capitali rientrati. Lo scorso settembre infatti, prima del flash crash del 24, il market cap era superiore ai 260 miliardi di dollari.

Perché il settore crypto sta risalendo?

Nel corso degli ultimi anni, il prezzo delle criptovalute ha dimostrato che questi asset digitali sono percepiti e utilizzati dai traders soprattutto come riserva di valore e strumenti speculativi.

Accanto a questi ruoli, per diverse altcoin, ether in primis, esiste un ulteriore ruolo legato a un’altra funzione che caratterizza alcune blockchain, ossia gli smart contracts e le DApps. Il “vero” scopo di bitcoin e altre criptomonete di fornire un mezzo di pagamento p2p risulta invece molto meno rilevante, almeno per la numero 1. L’eccezione è ripple, la criptovaluta sviluppata per agevolare le transazione interbancarie. La sua è una storia a sé.

Ovviamente, quando il crypto mercato è oggetto di importanti bad news, il prezzo delle criptovalute scende. Ma si è anche notato che quando invece risultano i mercati azionari a crollare, ci sono buone possibilità che la quotazione delle monete binarie salga. La reazione dei traders è ovvia: si chiudono posizioni svantaggiose per aprirle dove appare più sicuro e redditizio investire.




Il coronavirus della Cina sta rallentando la seconda economia più importante al mondo, la riapertura delle borse del colosso asiatico dopo il Capodanno cinese è stata posticipata e le ripercussioni sugli altri mercati azionari non sono mancati. Le previsioni sono pessimiste a livello mondiale. Diversi settori, fra cui il luxury, si stanno già confrontando con la contrazione della domanda. E l’impennata nelle vendite di mascherine sanitarie certo non compensa…

In tale contesto, non sorprende nemmeno la crescita del bene rifugio per antonomasia: l’oro. Nel corso del 2018 e 2019 è capitato che il nobile metallo e l’oro digitale BTC mostrassero trend convergenti. La ragione è semplice: la regina delle valute binarie è ritenuta un investimento sempre più affidabile. Lentamente, ha iniziato ad affiancare l’oro nel suo ruolo di investimento rifugio. Tra pochi mesi poi ci sarà l’halving. La domanda, al proposito, non è se questo alzerà la sua quotazione, ma di quanto lo farà. Cigni neri a parte, ovvio.

Al momento si può stare certi però che è semmai il coronavirus e non la prospettiva dell’halving a influenzare il prezzo delle criptovalute. La dominance di bitcoin infatti è di circa il 65-66%, valore inferiore a quello di dicembre.

Diversi esperti del settore ritengono però che il prezzo delle criptovalute e la situazione cinese siano completamente disallineati. Il motivo? Le balene, che manipolano il mercato crypto rappresentandone il catalizzatore principale.

In diversi casi l’effetto whale pare conclamato. Ad esempio si notano relazioni sospette e un po’ troppo frequenti fra il valore di bitcoin e le scadenze dei suoi futures. E le mega movimentazione di XRP sono acclarate e notoriamente disastrose per la sua quotazione.




Una domanda quindi bisogna farsela. Il fattore whales e il coronavirus risultano inconciliabili? La risposta secondo me è no.

Abbiamo visto molte volte come le bad e le good news influenzino il mercato crypto con una portata superiore a quella degli altri settori. Fra quelle di maggiore impatto troviamo proprio le notizie che riguardano la Cina. L’assenza di una normativa incide, è vero. Ma pare farlo anche un sentiment ben più emotivo di quello che caratterizza i mercati dove operano prevalentemente professionisti. E le balene appartengono sicuramente a quest’ultima categoria.

In conclusione, ci sono le whales e le loro manipolazioni, e c’è un coronavirus che può incrementare il prezzo delle criptovalute. Senza antitesi.

 


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