Ven. Set 24th, 2021

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Legge sulle criptovalute negli USA: ci riguarda?

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legge sulle criptovalute immagine rappresentativa di di 3 tokens bitcoin

Come da copione, una legge sulle criptovalute sembra ormai imminente negli Stati Uniti, così come sta accadendo in altri paesi quali ad esempio la Turchia e la Cina. I vincoli governativi proposti si rivelano poco crypto-friendly, almeno nell’ottica di molti traders ed investitori. E i più preparati sanno che l’influenza sul settore di nuove leggi avrà ricadute globali.

Perché l’urgenza di una legge sulle criptovalute?

La decisione di varare una legge sulle criptovalute negli Stati Uniti trova impulso in 2 cause collegate. La prima è l’interesse a tutelare i risparmiatori americani. Come succede nel resto del mondo, anche qui molti investitori con fondi a disposizione si cimentano nel crypto mercato senza adeguata preparazione. I risultati possono rivelarsi disastrosi per via della marcata volatilità di questi asset. Con tutta probabilità tali soggetti perderebbero soldi anche in altri segmenti, ma in modo forse più contenuto. L’attuale amministrazione è dem: notoriamente, i democratici sono più attenti a tutelare i risparmiatori.

La seconda ragione sta nell’attuale dimensione del settore. Che in questi mesi oscilla tra i mille e oltre i duemila miliardi di dollari. L’evasione fiscale di un comparto finanziario di queste dimensioni ovviamente scontenta più di un governo. Negli USA il pagamento delle imposte è una faccenda serissima. La conseguenza si traduce perciò in un intento normativo atto a impedire il danno erariale.

Un ultimo scopo non menzionato per regolamentare le criptovalute è forse il progetto di una CBDC americana. Disciplinare le monete virtuali potrebbe spingere i cittadini ad usare più facilmente la currency digitale della Bank of America come alternativa.

Come sarà la normativa sulle criptovalute negli USA?

A premere per una legge sulle criptovalute sono diversi uffici governativi. Nella settimana in corso si sono pronunciati a riguardo l’OCC, il Department of Treasury e la SEC. Le loro vedute collimano.

Il Dipartimento del Tesoro chiede che le aziende beneficiarie di pagamenti in valute virtuali superiori ai 10.000 dollari lo notifichino all’IRS (Internal Revenue Service).

L’OCC (acronimo di Office Comptroller of the Currency) ribadisce la necessità di una normativa sulle criptovalute in grado di conciliare innovazione, tutela dei cittadini e rispetto delle leggi. A impensierire l’agenzia federale c’è ad esempio il progetto Diem, menzionato esplicitamente.

La Securities and Exchange Commission si pronuncia tramite il suo presidente, l’agguerrito Gary Gensler. Il monito è chiaro: impedire che gli squali della finanza possano speculare con i risparmi delle famiglie americane. Ovviamente Gensler pensa in primis a banche e fondi patrimoniali. Chissà, però, che la sua dichiarazione non contenga un avviso per Elon Musk e il suo ruolo da crypto influencer…

In sostanza, il quadro normativo in programma dovrebbe incrementare la trasparenza, prevenendo l’evasione fiscale, il riciclaggio e proteggendo gli investitori dalle manovre opache degli attori istituzionali coinvolti.

Ma le ricadute su tokens e blockchain quali sarebbero?

La possibile reazione del mercato crypto

Sul versante finanziario le criptovalute hanno un duplice ruolo: rappresentano uno strumento di pagamento e una riserva di valore. Il primo ruolo mostra i suoi vantaggi, ad esempio, nei paesi dove la financial inclusion è bassa, ed effettuare transazioni tramite tokens si rivela meglio che non affidarsi alle valute nazionali. Sia per la loro volatilità, che non ha talvolta nulla da invidiare a quella dei crypto asset, che per la scarsità di sportelli bancari sul territorio e, infine, per gli alti costi delle operazioni, specie quelle transfrontaliere.

Come asset deputati a riserva di valore, invece, le valute crittografiche appaiono uno strumento finanziario ideale per investitori con profilo di rischio alto. Molti di quelli che hanno puntato su bitcoin e/o le altcoin hanno realizzato profitti elevati, altri si sono impoveriti. La nuda realtà è questa. Un mercato in crescita però di solito vede in maggior numero i primi.

L’attrattiva del guadagno comunque ha permesso alle criptovalute di svolgere un altro fondamentale compito: alimentare le blockchain. Quella di Bitcoin esiste in funzione della criptovaluta, ma Ethereum, Ripple e diverse altre appartengono a realtà più complesse.

E hanno un potenziale tecnico-scientifico di portata ancora difficilmente calcolabile. A iniziare dalle ricadute green e anti-frode (e sono soltanto 2 esempi), le “catene di blocchi” possono riscattare alla grande la pessima fama di alcune criptovalute correlate al dark web. Senza contare i posti di lavoro che hanno creato.

Una legge sulle criptovalute promulgata negli Stati Uniti andrebbe a incidere su questo settore ben oltre i confini nazionali. In primis allontanando un certo numero di investitori. Proprio come sta accadendo con la Cina, la cui posizione ostile si ripercuote pesantemente sul segmento (anche se dovrebbe essere ormai ampiamente scontata, essendo nota e prevedibile).

In particolare, è ipotizzabile, l’effetto deterrente si accentuerebbe in concomitanza con la ripresa economica, feconda di asset potenzialmente remunerativi e più affidabili dei tokens crittografici.

A rimetterci sarebbe anche il mondo blockchain: i nodi calerebbero in misura drastica. Idem gli sviluppatori. Il progresso di questa tecnologia ancora perfettibile eppure così proiettata verso l’Internet of Things rallenterebbe. Un peccato.

Di sicuro però non c’è nulla. Fra tokens e derivati, il segmento crypto è oggi molto forte, e di sorprese ne abbiamo già viste tante.

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