Gio. Ago 13th, 2020

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L’avanzata delle CBDC: in Thailandia test operativi

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CBDC Thailandia immagine di banconote cartacee della valuta nazionale baht




L’utilizzo quotidiano delle CBDC è sempre più prossimo, anche se non sarà ancora globale per lungo tempo. Fra i paesi più attivi in tal senso troviamo la Thailandia. Che si accoda ad altre nazioni, in primis la Cina, impegnate ad effettuare test operativi per perfezionare la nuova tecnologia.




Il baht virtuale sarà adottato sia per le transazioni transfrontaliere che per quelle interne. Relativamente alle prime, le prove su campo vedono coinvolta la banca centrale di Hong Kong, che con la Thailandia ha una stretta relazione finanziaria. Per quanto riguarda le seconde, sono interessate aziende nazionali di un certo calibro, poi se tutto proseguirà come deve la valuta virtuale verrà impiegata in modo capillare anche nel commercio al dettaglio.

CBDC: cosa sono e perché sono importanti

L’acronimo CBDC indica una Central Bank Digital Currency. In pratica, si tratta di una stablecoin centralizzata ancorata alla valuta nazionale del paese nel quale è emessa. La “coniazione” spetta come indicato dal nome, alle banche centrali, mentre per quanto riguarda la sua circolazione, gestione e supervisione possono risultare coinvolti altri attori, come ad esempio enti governativi, finanziari o paragovernativi.

Al momento infatti non esistono regole internazionali in tal senso, ogni paese che decide di adottare la propria CBDC opera in autonomia. Ovviamente, la valuta virtuale deve rispettare determinati requisiti già imposti alla valuta fiat cui è ancorata, visto che ne condivide usi e finalità.

Ma non sono identiche. Le CBDC risultano meglio tracciabili e offrono una forma di pagamento tanto rapida quanto affidabile anche da remoto. Appaiono perfette, quindi, per combattere evasione fiscale e riciclaggio, così come per realizzare movimentazioni valutarie abbattendo i costi attuali.




L’aumento della financial inclusion si presenta un altro importante vantaggio dell’adozione delle CBDC. Vale in particolare per una loro eventuale diffusione nei paesi più poveri. Ma bisogna notare che persino la benestante Thailandia, che vanta –perlomeno prima dell’arrivo del Covid-19- fondamentali forti e una buona crescita del PIL ha una fascia di popolazione priva di accesso ai servizi finanziari come un CC. Ai tempi del coronavirus c’è poi un ultimo beneficio: i pagamenti virtuali al posto dell’uso del contante possono aiutare a ridurre la propagazione dell’epidemia.

Queste almeno le caratteristiche teoriche; i test sperimentali servono appunto a verificarle e a risolvere criticità deleterie. Potenziali attacchi hacker, zone d’ombra, guasti tecnici, bug, sono problemi che richiedono una valutazione accurata e soluzioni affidabili, una sfida.




Chi arriva prima…

Nonostante le difficoltà i paesi che credono nelle CBDC risultano in aumento. Cina, Giappone, Thailandia dimostrano come il continente asiatico sia all’avanguardia, ed è fortemente probabile che la prima valuta ufficiale digitale diventi operativa qui. L’Europa segue, con un progetto legato alla divisa UE, a cui si aggiunge la e-krona svedese.




Un aspetto fondamentale è che facilità, sicurezza ed economicità dei pagamenti con le CBDC uguale aumento degli scambi valutari diretti, bypassando conversioni in terze divise, ad esempio i dollari. Il vantaggio è potenzialmente enorme. I paesi come Cina e Thailandia che si sono attrezzati in anticipo rispetto agli altri saranno i primi a coglierne i benefici, salvo imprevisti.

Chissà, forse bisogna iniziare a pensare di mettere nel wallet anche qualche CBDC asiatica.





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