Dom. Apr 11th, 2021

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La criptovaluta XRP si avvantaggia dell’adozione in Asia

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Immagine in scala di grigi di una criptovaluta xrp

Nonostante i guai con la SEC, la criptovaluta XRP non è crollata grazie all’interesse che il progetto Ripple riscuote nel mondo finanziario. Il suo compito principale è noto: facilitare le transazioni valutarie transfrontaliere e aumentare la financial inclusion.

Ultimamente la sua espansione risulta maggiore sul mercato asiatico, in barba alle beghe giudiziarie in territorio USA. Queste ultime hanno portato conseguenze di rilievo, tutte negative. Una larga quota di investitori retail ed istituzionali (un esempio per tutti Grayscale) ha preferito disfarsi dei propri tokens XRP. MoneyGram ha preso le distanze, e diverse società hanno deciso di non accettare più questa valuta digitale.

La causa Ripple-SEC è tuttora in corso, nessuno sa come andrà a finire. Eppure la criptovaluta XRP registra una crescita settimanale, al momento della stesura di questo post, superiore al 5%. Merito della fiducia degli orientali.

La criptovaluta XRP e la situazione in Asia

Come ha dichiarato Garlinghouse, la criptovaluta XRP e il progetto Ripple crescono in Asia perché la maggior parte dei suoi paesi non considerano il token una security.

Il mercato asiatico è uno dei più importanti e ricchi di potenzialità. Vi si trovano ubicate economie di primo piano come quella giapponese, nazione decisamente Ripple-friendly. Il motivo è subito spiegato: qui i movimenti valutari transfrontalieri sono molto salati, mentre l’uso della criptovaluta XRP no. Senza contare l’affidabilità e la rapidità delle operazioni che la vedono coinvolta.

Sempre nell’Estremo Oriente ci sono paesi come la Thailandia che, nonostante un’economia dignitosa, presentano sacche di popolazione con una bassa inclusione finanziaria. Anche qui l’uso del token nativo della piattaforma Ripple è il benvenuto.

Ma la Cina incombe

Da notare però che per la criptovaluta XRP si profila all’orizzonte una potenziale concorrente: la CBDC cinese. Il suo lancio ufficiale è questione di mesi o pochissimi anni. Questa particolare valuta potrebbe risultare la moneta di scambio in ambito commerciale, se riuscirà ad affermarsi. E nell’autunno del 2020 il Paese del Dragone ha stretto un colossale accordo commerciale con altri 14 nazioni asiatiche. Spiccano il Giappone e la Corea del Sud. Di riflesso risultano interessati da tale partnership anche il mercato australiano e quello neozelandese.

Salvo clamorosi quanto improbabili ripensamenti, la Cina non aprirà la propria posizione verso la criptovaluta XRP né nessun’altra. L’adozione del token o della CBDC quindi appaiono più come antitetiche che complementari.

L’avvocato del diavolo potrebbe obiettare: il Giappone ha aderito all’accordo commerciale con la storica rivale, ma non intende farsi surclassare da questa. Verissimo. Difatti s’interessa al progetto Ripple e sempre più istituti nipponici vi stanno aderendo. E poi al momento nessuno sa quanto e se la CBDC cinese riuscirà a farsi adottare. Resta il fatto che in futuro Ripple dovrà farvi i conti.

La criptovaluta XRP però ha una freccia al suo arco: è utile

Probabilmente sarà vero anche l’inverso: la Cina dovrà guardarsi dalla criptovaluta XRP. Perché se il token si sta espandendo sul mercato asiatico la ragione è che risponde a bisogni molto sentiti. E sono ormai alcuni anni che Ripple può vantarsi dell’onorato servizio nel mondo della finanza reale. Ha risposto alle aspettative sotto il profilo tecnologico e quello della convenienza.

Nel contempo spesso ha deluso gli investitori che hanno creduto nel suo token. In larghissima misura, proprio per colpa della politica aziendale adottata da Ripple Labs. In fondo, le accuse della SEC relative alla scarsa trasparenza hanno un fondamento.

In futuro cosa peserà di più?

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