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Il token XRP azzoppato dalla SEC

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Token XRP fra pollice e indice di una mano

E’ una delle criptovalute più capitalizzate, eppure il token XRP per l’ennesima volta non sta avendo vita facile. Uno dei suoi 2 problemi principali si sta acutizzando. La SEC infatti, che da tempo lo ha nel mirino, ha formalizzato un’accusa che deriva dalla (presunta?) natura di security di questo asset digitale.

La notizia ha provocato una correzione massiccia del prezzo della moneta crittografica di Ripple. Al momento in cui scrivo sta scambiando col dollaro a 0,269. Ma la corsa alla vendita non sembra arrestarsi. Cerchiamo di capire come potrebbe finire.

Perché il token XRP ha problemi con la SEC

Secondo la Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti il token XRP è stato oggetto dal 2013 fino ad oggi di operazioni di vendita non registrate come avrebbero dovuto essere. Vale a dire come transazioni riguardanti uno strumento finanziario. Il valore totale delle medesime ammonta a circa 1,3 miliardi di dollari.

L’accusa vede come imputati Ripple Labs, il presidente ed ex amministratore delegato Christian Larsen e il CEO attuale, Bradley Garlinghouse.

Il punto cruciale è che la commissione classifica la criptovaluta di Ripple come un digital financial asset. Questo comporta l’assoggettamento ai vincoli giuridici della normativa americana in materia finanziaria. La risposta da parte di Garlinghouse non ha tardato.

Il CEO afferma che il token XRP non rappresenta un asset d’investimento, e che la sua detenzione risulta slegata dall’attività che si svolge nel network Ripple.

Il che in parte è vero, visto che la criptovaluta risulta utile soltanto laddove la financial inclusion è scarsa. Dove invece è ampia, le banche possono effettuare transazioni tramite Ripple facendo tranquillamente a meno di questo asset controverso.

La reazione da parte degli investitori e delle aziende

Prima di questa bufera, il token XRP aveva dato prova, negli ultimi tempi, di performance eccellenti. Alla base, per buona parte, l’entusiasmo generale e l’interesse per il settore crypto causato dall’attuale situazione macroeconomica globale.

Ma non è bastato per frenare il FUD scaturito dall’azione legale lanciata dalla SEC. Del resto gli investitori, nel corso non di mesi bensì di anni, hanno già dovuto sopportare gli effetti negativi sul prezzo del token XRP causato da movimentazioni ingenti da parte della balena numero 1: Ripple Labs.

Incertezza sommata a incertezza uguale decisione di chiudere la propria posizione sulla criptovaluta. Come se non bastasse, più di un’azienda ha deciso di svicolarsi dalla partnership con Ripple. L’ultima in ordine di tempo è MoneyGram. E questo è un danno la cui ricaduta non si esaurirà a breve.

Il futuro del token XRP

Aziende e investitori che si dileguano, Paypal che nemmeno ha calcolato il token XRP quando si è trattato di scegliere le prime criptovalute tradabili sulla propria piattaforma. Un’azione legale dagli esiti assolutamente incerti.

La criptovaluta, è chiaro, ha urgentemente bisogno di un’efficace contromossa da parte di Ripple. Quale potrebbe essere?

Vincere la causa contro la SEC sarebbe ovviamente la prima. Esaminando l’atto d’accusa della commissione, troviamo che Ripple, Larsen e Garlinghouse hanno peccato di scarsa trasparenza verso gli investitori. Il CEO però non ha ribattuto su questo punto bensì sulla natura di XRP.

In realtà, anche se non siamo giuristi, non sembra che il punto di vista della SEC sia immotivato. Prova ne è che proprio Ripple Labs ha effettuato vendite disinvolte del token XRP quando aveva bisogno di liquidità. Se non è una manovra avente oggetto un asset finanziario questa, come altro classificarla?

Quindi: gli investitori avevano gli strumenti per capire e tentare di valutare quali oscillazioni di prezzo avrebbe potuto avere l’asset sul quale si erano esposti?
Dai commenti (visionati dalla SEC, si presume) postati su social, app di messaggistica e forum sembrerebbe di no.

In conclusione l’esito del processo è incerto e nel frattempo i competitors, vale a dire le altre criptovalute, guadagnano terreno. Chi ha investito in passato sul token XRP potrebbe adesso notare quanto sono interessanti e più affidabili…

Da aggiungere che Garlinghouse non sembra intenzionato, al momento, a spostare la sede legale di Ripple (ora negli USA). Ma poi servirebbe? Non sarebbe invece molto più utile avere ben chiaro che è il momento d’impegnarsi davvero per difendere la criptovaluta, finora considerata uno strumento sacrificabile per far evolvere il progetto Ripple?

Credere in XRP insomma sta diventando difficile. D’altro canto comprare adesso che il prezzo è basso potrebbe rivelarsi una speculazione azzeccata, se il token si risollevasse. Ma il pensiero verrà soltanto ad investitori con profilo di rischio elevato. E, speriamo, consapevoli di cosa stanno facendo.

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