Gio. Ott 22nd, 2020

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Il nuovo punto di riferimento online per le criptovalute

Euro digitale potrebbe diventare realtà entro 3 anni

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Euro digitale mappa delle nazioni europee dove verrebbe usato

Si torna a parlare di euro digitale. Il 12 ottobre avrà luogo un confronto pubblico sul tema che coinvolgerà tutte le parti interessate: Bce, autorità governative ed UE, cittadini, mondo finanziario. Il dibattito si rende necessario per le complessità del cambiamento che la moneta elettronica made in Europa porterebbe con sé.

Le questioni base da esaminare sono 2. Primo, l’euro digitale deve dimostrare se possiede un’indiscutibile utilità oppure no. E qui la risposta sembra positiva, visti gli scenari esaminati. Un ottimo esempio è la lotta al riciclaggio, se non basta c’è l’abitudine sempre più consolidata, anche da parte dei comuni cittadini, di effettuare pagamenti bypassando il contante.

Il secondo aspetto fondamentale riguarda la fattibilità del progetto. Le difficoltà da risolvere non mancherebbero. Soprattutto occorre valutare che garanzie può offrire la divisa elettronica in termini di sicurezza ed efficienza di utilizzo. Una sua implementazione infatti deve risultare esente dal rischio di falle pericolose oppure funzionamento a singhiozzo e/o a macchia di leopardo.

Nel caso le parti coinvolte si rivelino favorevoli all’euro digitale la parola passerà al Consiglio direttivo della Bce. Ora come ora l’impressione è che l’euro digitale stia per tradursi in realtà. E fra le varie ricadute non mancheranno quelle sulle criptovalute.

Perché l’Unione Europea vuole l’euro digitale

La possibile emissione dell’euro digitale può rendere la valuta europea più richiesta e competitiva. Attualmente la nostra divisa è la seconda più scambiata al mondo dopo il dollaro. Ma non esistono garanzie per il futuro.

Come ha sottolineato la Bce altre monete elettroniche e sistemi di pagamento digitale privato possono minacciare la posizione dell’euro. Le criptovalute e soprattutto lo yuan digitale al momento risultano le insidie maggiori. Le prime perché si diffondono anche se ostacolate dai governi, e non sono controllabili né prevedibili. Quindi nessuno può sapere se il loro volume di scambi non crescerà al punto da surclassare le valute fiat (anche se non pare molto probabile). Lo yuan elettronico preoccupa invece perché è in procinto di diventare realtà. E la Cina è la seconda potenza economica mondiale. Poi potrebbero arrivare dollaro e yen digitali.

Competitività a parte, l’euro digitale inoltre si può inserire in un mondo sempre più connesso molto meglio che il vecchio contante. Che comunque continuerebbe a circolare. La tracciabilità dei pagamenti garantita dalla valuta elettronica aiuterebbe parecchio nella lotta all’evasione fiscale, al lavoro sommerso e ai traffici illeciti.

Gli ostacoli da superare

Proprio la registrazione delle transazioni con l’euro digitale però solleva importanti questioni legate alla privacy. Senza contare la sicurezza. Chi può avere accesso ai dati relativi ai pagamenti? A quale livello di dettaglio? Quale organismo deve occuparsi della loro conservazione ed eventuale successiva cancellazione? E’ possibile realizzare un sistema a prova di attacchi fraudolenti? E resiliente a guasti tecnici o a problemi nei dispositivi utilizzati, inclusi quelli dei privati cittadini?

Queste numerose domande necessitano di risposte affidabili. Paradossalmente, proprio l’esistenza delle blockchain nate per le criptovalute avversarie dovrebbe aiutare a districare qualche nodo.

S’ipotizza quindi che se l’euro digitale si farà, occorreranno 3 anni al massimo per la sua realizzazione.

Euro digitale e criptovalute

La proposta dell’euro digitale nasce anche in risposta alla minaccia criptovalute. Ma come potrebbe a sua volta influenzare il mercato crypto? Al momento gli analisti propendono per un effetto negativo.

L’uso della divisa UE elettronica infatti ridurrebbe la convenienza delle transazioni con i tokens, perlomeno per i pagamenti “onesti”. Quanto al dark web, non cambierebbe molto.

Questo però può rivelarsi vero se l’operatività con l’euro digitale risulterà economica. In caso contrario le criptovalute potrebbero perfino guadagnarci. La gente infatti, presa dimestichezza con le valute elettroniche, potrebbe avvicinarsi di più anche a quelle decentralizzate. Stesso discorso qualora dovessero sorgere problemi di privacy.

Se invece gli analisti avessero pienamente ragione gli scenari possibili sembrano 2. Uno, le criptovalute continuerebbero a esistere e a interessare gli investitori come asset speculativi. La loro volatilità potrebbe perfino crescere e il prezzo di alcune di loro anche, mantenendo lo status di oro digitale nel caso di bitcoin e acquisendolo nel caso delle altcoin.

Scenario due. L’implementazione dell’euro digitale comporterà anche un quadro normativo che potrebbe, e appare molto probabile, occuparsi pure delle criptovalute con l’intento di contrastarle. Se sarà efficace, adottando misure più restrittive di quelle oggi in vigore, altri paesi potrebbero farlo proprio. E allora chissà, il futuro del crypto mercato potrebbe tingersi di un colore funesto.

 

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