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Dipendenza da criptovalute: colpa dei tokens?

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dipendenza da criptovalute immagine simbolica di una mano ammanettata ad uno smartphone in cui sono racchiusi i tokens btc, ltc, xrp, xrm ed eth

Temibile e insidiosa, la dipendenza da criptovalute è un’ossessione compulsiva che ha come oggetto le valute digitali. Chi ne è colpito rischia disastri finanziari associati a un progressivo deterioramento della vita lavorativa e affettiva.

Questo disturbo presenta elevatissime affinità con forme di dipendenza ben più datate. Come quella dal gioco, “vizio” che affligge l’umanità da millenni. Oggi però l’influenza sociale condita dal contributo della tecnologia, novità del ventunesimo secolo, rende la situazione più drammatica.

La dipendenza da criptovalute può così rivelare le sue nefaste conseguenze in tempi molto rapidi. L’asset in sé, le valute digitali, hanno la colpa di tutto ciò?

Che cos’è la dipendenza da criptovalute?

Nome nuovo, malattia vecchia. Quando si parla di dipendenza da criptovalute ci si riferisce a un disturbo mentale catalogabile come ossessivo compulsivo, che rende il soggetto dipendente da una certa attività. Nel caso specifico è il trading su questo strumento finanziario.

In tempi più o meno rapidi questo diventa il pensiero dominante, costringendo a trascurare il resto (famiglia, lavoro, hobbies), fino a mentire per nascondere il problema. E a perdere somme di denaro.

Di frequente l’individuo s’indebita oppure spende nel trading denaro che non gli appartiene: lo stipendio dei propri dipendenti, gli incassi della ditta, etc. A causa delle menzogne collaterali, chi gli è accanto difficilmente riesce ad accorgersi in tempo di quanto sta accadendo e ad aiutarlo.

La dipendenza da criptovalute innesca così una spirale viziosa: nel tentativo di ripianare debiti ormai insostenibili il soggetto non fa che aumentare la voragine. E’ comune che compaiano o si accentuino disturbi come sbalzi d’umore e insonnia. Quest’ultima a sua volta favorisce la dipendenza, anche perché rende più difficile pensare lucidamente proprio quando ce ne sarebbe più bisogno.

I fattori di rischio che predispongono al disturbo sono analoghi a quelli che causano il gambling compulsivo:

  • appartenenza al sesso maschile;
  • giovane età;
  • situazione di crisi personale (affettiva, lavorativa, etc);
  • tendenza a soffrire di ansia, depressione e compulsioni.

Riguardo al primo punto, c’è chi sottolinea come le donne dedite al trading siano una percentuale minore, e questo potrebbe spiegare il numero limitato di soggetti femminili colpite da cryptocurrencies addiction. Bisogna però notare che secondo certi studi su brokers e traders, pare che l’influenza del testosterone provochi una più elevata predisposizione al rischio.

Il contesto moderno che favorisce il disturbo

Purtroppo la dipendenza da criptovalute trova un contesto favorevole nella vita moderna. La possibilità di tradare 24 ore al giorno 7 giorni su 7 accresce la tentazione e ostacola le pause di riflessione, potenzialmente salvifiche.

Inoltre su tutti i nostri device “incappiamo” quotidianamente in una pubblicità mirata, frutto dell’accurata profilazione di cui siamo oggetto mentre navighiamo sul web. Facile così aprire una pagina e trovare un’ads che reclamizza i “miracoli” del trading.

Per un soggetto sano è acqua fresca, ma per chi è a rischio di una dipendenza da criptovalute l’esca può rivelarsi tanto, troppo allettante.

In questo periodo si aggiunge poi il grande risalto dato dai mass media al fenomeno criptovalute. Difficile non sentirne parlare, non leggerne.
Qui si nota un’importante differenza con il gioco d’azzardo. Se quest’ultimo non riceve certo elogi (al di fuori della pubblicità mirata, ovviamente), i tokens crittografici vedono crescere sempre più il numero dei propri estimatori finanziari. Inclusi quelli più autorevoli: gli investitori istituzionali.

La percezione che ne esce è quindi possibilmente positiva, e a maggior ragione quando le notizie descrivono il futuro e/o l’importanza di vari progetti blockchain.

Il rovescio della medaglia è che un soggetto a rischio può avvicinarsi al trading sul bitcoin, ethereum o altre monete crittografiche, senza che si accenda il campanello d’allarme che invece squillerebbe se si accostasse al mondo del gambling.

La colpa è delle criptovalute?

I tokens, in veste di strumenti finanziari, hanno la caratteristica di una volatilità tanto spiccata quanto imprevedibile. Questo può favorire i danni finanziari causati da una dipendenza da criptovalute, così come l’instaurarsi stesso della patologia per via delle impennate d’adrenalina che scatena l’oscillazione dei prezzi.

Anche la complessità della tecnologia blockchain e del fenomeno finanziario rappresentato dai crypto asset può essere una concausa. Vari traders infatti tendono ancora di più a non (fare la fatica di) documentarsi, finendo per favorire la propria tendenza a tradare come se si trattasse di un gioco.

Il fenomeno della dipendenza compulsiva da trading ad ogni modo si estende oltre il mondo delle criptovalute. Anche asset tradizionali come indici e azioni ne sono oggetto. Il problema quindi non è la criptovaluta in sé.

Per fortuna il fenomeno, al meno per ora, ha portata limitata. Statistiche precise non ne abbiamo perché non esiste un database mondiale sulla dipendenza da criptovalute. Possiamo farci una vaga idea basandoci sui dati del Caste Craig Hospital di Edimburgo. Qui esiste un reparto specializzato nella cryptocurrencies addiction. Attivo dal 2018, finora ha curato circa 100 pazienti. Evidentemente nemmeno la propensione alla parsimonia, se vogliamo credere ai luoghi comuni, rappresenta un baluardo verso tale disturbo…

 

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