Ven. Ott 30th, 2020

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Crollo di bitcoin, uno dei peggiori sell-off di sempre

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crollo di bitcoin, immagine del token




La volatilità delle criptovalute è notoria, ma il crollo di bitcoin avvenuto in questa settimana a causa del coronavirus si distingue per la portata devastante. Lo scorso 6 marzo il token quotava oltre i 9.100 $, alle 19 di oggi è sceso a circa 6.140.

Il downtrend ha subito una brusca impennata nella tarda mattinata. Alle 11,19 il valore di BTC era di 7.375 $, un’ora dopo risultava di 6.286.

Il prezzo attuale è il più basso registrato da quasi un anno. Esattamente dal maggio scorso, quando la valuta crittografica era salita oltre i 6.000 dollari per non calare più sotto tale supporto, pur fra clamorosi alti e bassi.

Il crollo di bitcoin è il crollo dell’intero settore

Come d’abitudine consolidata, il crollo di bitcoin ha provocato, o forse possiamo dire in questo caso che è stato accompagnato da sell-off anche più cospicui nell’intero crypto mercato. Le prime 10 criptovalute hanno subito una perdita di capitali a doppia cifra, proprio come la numero 1.




A registrare le perdite peggiori è al momento bitcoin cash, che segna un meno 30%. Del resto si è già notato diverse volte che quest’altcoin amplifica i movimenti di BTC, al quale è strettamente correlata.

Modesta eccezione soltanto per tether. La stablecoin registra un timido segno più dello 0,08%.

La crisi del settore si accompagna come di consueto a un aumento della dominance di BTC, attestata al 65%. Nel corso del trend bullish dei primi 2 mesi del 2020 invece la sua quota di mercato risultava lievemente inferiore, fino a scendere a circa il 61%.

La situazione mondiale dei mercati tradizionali

Oltre all’ingente crollo di bitcoin la pandemia di coronavirus sta devastando anche i mercati tradizionali. E’ una raffica di record negativi e sospensioni di titoli che risparmia ben pochi settori.

Colpisce di più in Italia, dove la diffusione del Covid-19 si sta dimostrando più letale. L’indice Ftse Mib ha chiuso con il negativo peggiore della sua intera storia: -16,92%.




Ma anche le altre Piazze registrano cali da paura. Francoforte ha registrato un rosso del 12,21%, Parigi arretra ancora di più: 12,28%. Lievemente meglio Londra, con un ribasso del 9,81%.

La Bce ha scelto per ora di non tagliare i tassi d’interesse, anche se ha annunciato un rafforzamento del programma di Quantitative Easing per l’anno in corso.

Oltreoceano stanno un po’ meglio grazie all’intervento della Fed. La banca Centrale degli Stati Uniti ha infatti annunciato una tempestiva manovra da 1.500 miliardi di dollari sui Repo. L’operazione segue il taglio dei tassi d’interesse dell’ultimo periodo.

Non è bastato per consentire alle Borse USA di chiudere con il segno più, ovviamente, ma il calo del S&P500 è del 4,7%, mentre quello il Nasdaq cede il 5,4%. Percentuali, insomma, decisamente migliori di quelle all’interno dell’Unione Europea.

Quanto alle commodities: il petrolio affonda ulteriormente; scende, anzi crolla anche il palladio –metallo che nell’era digital sta assumendo un ruolo sempre più rilevante- e non si salva neppure il bene rifugio per eccellenza, l’oro. Quest’ultimo però arretra meno dell’oro digitale. Il crollo di bitcoin infatti è a doppia cifra, quella del nobile metallo al momento appare intorno al 1,43%.

Situazione più positiva invece per le valute rifugio: yen e franco svizzero. Al contrario dell’euro, ovviamente in deficit di domanda.

Cosa riserva il futuro all’economia mondiale e al BTC?

Oggi come oggi non sappiamo quando il crollo di bitcoin, delle altcoin e dei mercati tradizionali avrà termine. Per fare previsioni bisognerebbe sapere quando la pandemia di Covid-19 arretrerà, e questo non è possibile. A meno che il farmaco sperimentato su 2 pazienti a Napoli, il tocilizumab, si riveli davvero risolutivo. Ma è presto per dirlo e le false speranze possono fare ulteriori danni.




Quello che appare ovvio è il fatto che anche a risoluzione dell’emergenza sanitaria si conteranno strascichi economici importanti. Giusto per fare un esempio, le perdite del settore turistico non potranno essere compensate da un boom – se ci sarà- di prenotazioni, perché è troppo lungo l’arco temporale delle perdite.

Purtroppo la crisi sanitaria in ultimo grava sulle tasche dei cittadini, italiani e non, che vedono spesso diminuire le entrate e in seguito vedranno aumentare le imposte. A meno di una clamorosa virata strategica da parte delle principali economie, sulla falsariga del New Deal con il quale il Presidente Roosevelt trainò l’America fuori dalla recessione. Ma è ipotizzabile tale scenario?

Più probabile il proseguimento di un calo dei consumi, visto che buona parte dei consumatori dovrà vedersela con la disponibilità di risorse minori.

In definitiva, la ricerca di investimenti capaci di salvaguardare il proprio capitale appare più importante che mai. Il crollo di bitcoin, per i più audaci, potrebbe essere un’opportunità. Senza dimenticare però la regola inderogabile e più importante del trading: diversificare il portafogli.





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