Ven. Set 24th, 2021

CRIPTOVALUTE 24/7

Il nuovo punto di riferimento online per le criptovalute

Criptovalute e green: nemici oppure no?

5 min read
Criptovalute e green: immagine di un paesaggio di campagna con prato e un albero all'orizzonte

Se ne parla poco, di criptovalute e green, e quando lo si fa solitamente è per evidenziare il pesante impatto del mining sull’ambiente. Ma per varie ragioni le cose dovrebbero cambiare. Per il bene dell’ecosistema e del proprio wallet, l’argomento va preso in considerazione. Perché la crescente coscienza ambientalista, individuale e collettiva, potrebbe un giorno rivoltarsi contro i tokens, rei di consumare risorse oltre i limiti del sostenibile. Le ricadute colpirebbero anche gli investitori, ovviamente.

Eppure le blockchain ed i tokens racchiudono potenziali benefici per la salvaguardia del pianeta. Di nuovo, oltre alle ricadute verdi non mancherebbero quelle sul versante finanziario.

Perché allora criptovalute e green sembrano tuttora realtà lontane?

Il mancato decollo (finora) del binomio criptovalute e green

Qualcuno ci ha già pensato, a creare un ponte fra criptovalute e green per il loro reciproco interesse. Ma i nomi dei progetti e dei token, per esempio Greencoin, EcoCoin, EverGreenCoin, sono ignoti alla stragrande maggioranza dei crypto investitori. La ragione è semplice: nessuno ha avuto un autentico successo. Nonostante la nobiltà delle intenzioni: piantare un albero per ogni token, oppure vivere in ottica verde per guadagnare monete crittografiche.

Come mai? A nessuno interessa la sorte della Terra? No, non proprio. Il punto è che le realtà esistenti funzionano già talmente bene da creare un ambiente troppo competitivo per le new entry. Chi vuole investire sulle criptovalute insomma ne preferisce altre. Capita anche in settori molto diversi: forse Ecosia e altri browser verdi avrebbero più chance, senza la dominance di Google. Ma tant’è.

E i token in auge? Bitcoin si fonda sul mining e l’essere energivoro è una sua caratteristica intrinseca. Troppi interessi e scarsa o nulla motivazione a cambiare le cose. Sulla falsariga le altcoin. Si guadagna (o almeno ci si spera), il resto viene dopo. E poi i protocolli di consenso alternativi al proof of mining e meno inquinanti non convincono ancora del tutto. Su questo fronte però dovrebbero arrivare a breve buone notizie. Ethereum 2.0 ormai prossima al lancio sarà basata sul proof of stake, decisamente meno nocivo per l’ambiente del PoW. Parliamo della regina delle altcoin, in grado di sancire definitivamente la bontà del PoS, del resto già adottato da altre piattaforme.

Le ragioni che potrebbero cambiare la situazione attuale in meglio

Il settore crypto non è affatto statico e anche sul versante del rapporto fra criptovalute e green la situazione indubbiamente avrà un’evoluzione. Ancora ignota, però nell’attesa possiamo considerare alcuni dati.

BTC non sarà più minata dal 2040 circa. Le mining pool chiuderanno? Presumibilmente no. Le transazioni di compravendita per esempio continueranno, quindi ci saranno ricompense per chi lavorerà sulla blockchain. Però potrebbe esserci meno attività o un cambio del protocollo di consenso. La diffusione nell’impiego di energia verde inoltre dovrebbe riguardare anche BTC: la community dedita al mining con tutta probabilità l’adotterà quando diventerà economicamente conveniente farlo. La Cina, per esempio, che ospita la percentuale più alta del mondo di mining pool, pensa e parla di rivoluzione verde entro il 2060. Il vantaggio sarà duplice: per il nostro fantastico pianeta (più raro dei BTC forse…) e per gli investitori, al riparo da danni d’immagine e soprattutto dai pericoli delle future normative anti-inquinamento.

Altro fattore da considerare pensando a criptovalute e green sono le nuove generazioni. Che crescono con una coscienza ambientale più sviluppata delle generazioni precedenti. Sono loro gli investitori di domani: il mercato crypto ha quindi un’ottima ragione per cambiare rotta. Già ora c’è chi si astiene dal comprare tokens per il loro impatto ambientale, figuriamoci con i prossimi ricambi generazionali…

Altri motivo: l’immagine. Gli investitori istituzionali sanno molto bene che se il contenuto del loro wallet è politically correct hanno un importante ritorno d’immagine. Il contrario se diventa notorio che effettuano investimenti poco etici. Il branding, infatti, oggi è riconosciuto come uno dei fattori che più incide sul volume di vendite nel settore Business to Consumer (BtoC). Il termine indica la capacità di far recepire al consumatore l’azienda un tutt’uno con determinati valori positivi, in modo che vi si possa identificare e si senta motivato a sceglierla per i propri acquisti. Vale per l’abbigliamento come per le società d’investimento. Naturalmente un investitore istituzionale può acquistare BTC inquinanti evitando di divulgare informazioni in merito (è quello che avviene di solito). In caso di alternative appetibili che siano in grado di offrire elevati guadagni con un surplus di ritorno d’immagine, le monete crittografiche potrebbero però ritrovarsi svantaggiate. Per rimanere competitive, una svolta ecosostenibile si dimostrerà utile.

Il rapporto fra criptovalute e green sarà anche deciso, forse, a livello normativo. Vari governi hanno adottato fin da subito posizioni ostili verso questi nuovi asset senza però riuscire a fermarli. Ma appare verosimile che presto o tardi i tokens verranno regolamentati con vincoli più stringenti. Quelli legati a progetti eco-friendly, chissà, potrebbero avere più chance di essere classificati come strumenti utili al progresso anziché nemico pubblico.

Il ruolo delle blockchain

A parte l’eventuale legame diretto fra criptovalute e green ce n’è un altro gravido di implicazioni potenzialmente positive: quello fra la tecnologia blockchain e la salvaguardia dell’ambiente nelle sue varie sfaccettature. Inclusa la salute dei suoi abitanti più inquinanti, ossia noi.

Già oggi i registri distribuiti si rivelano utili per prevenire frodi alimentari, in particolare nel segmento bio, IGP e DOP. Un’adozione più ampia si tradurrebbe in 2 importanti conseguenze. La prima ovviamente è la riduzione dei reati in materia. La seconda riguarda un incremento della fiducia nei consumatori, oggi talvolta scettici verso il bio, proprio per la difficoltà a dimostrare che il prodotto che si proclama tale e costa di più è davvero genuino.

Risultato: ridotta immissione di pesticidi, antibiotici e quant’altro nell’ambiente per la riduzione delle truffe e per un aumento del numero di consumatori, finalmente fiduciosi, passati all’acquisto di alimenti (e non solo) sostenibili.

Il potenziale vantaggio delle blockchain nella salvaguardia del pianeta può andare molto oltre. Per esempio registrando i dati delle aziende inquinanti, che in tal modo avrebbero meno possibilità di far sparire rifiuti tossici. Qui sarà di primaria importanza un intervento legislativo che renda obbligatoria l’adozione della tecnologia DL, visto che per ora l’uso delle blockchain nelle filiere produttive è facoltativo.

In conclusione, criptovalute e green, passando per le blockchain, farebbero bene a incontrarsi più spesso in un’ottica costruttiva. Progetti come quello di We Power fanno ben sperare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Comodo SSL

criptovalute247.it usa i Cookies per migliorare la qualità della navigazione sul nostro sito. Se prosegui con la navigazione acconsenti all'uso e alla memorizzazione dei cookies sul suo computer, ma puoi sempre NEGARE IL CONSENSO. Approfondisci

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi