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Criptovalute e deep web, un legame che…

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Criptovalute e deep web, immagine di BTC, la più usata




Fin dalle prime coniazioni virtuali, fra criptovalute e deep web è nato un connubio che anno dopo anno pare cementarsi. Le ragioni sono 2. Da una parte la sacrosanta, legittima protezione della propria privacy. La seconda motivazione riguarda le attività illegali esercitate nella nicchia oscura rappresentata dal dark web. Con le criptomonete, bitcoin, z-cash, monero e a volte altre, è tutto più facile.

Le conseguenze del legame fra criptovalute e deep web sembrerebbero esclusivamente negative. I media riportano con titoloni le news di truffe e acquisti di armi, droga e via dicendo pagati con BTC o qualche altcoin. La realtà però è più complessa. Ecco perché.




Deep web e dark web non sono sinonimi

Non tutte le transazioni che riguardano criptovalute e deep web sono illegali. Quelle che non risultano tali però normalmente si svolgono in silenzio. Generalizzando possiamo dire che nel deep web prevale il lecito, nel dark web l’illecito. I 2 termini indicano realtà diverse.

Il deep web è l’enorme mole di pagine web che non vengono indicizzate dai motori di ricerca. Vale a dire quasi tutto quello che è in rete. Qualche esempio: contenuti a pagamento, database costituiti da dati riservati – password, numeri carte di credito, informazioni sanitarie, etc. -, servizi e pagine riservate e visualizzabili soltanto da utenti iscritti. Per accedere a questa parte della rete, Google e gli altri motori di ricerca sono inutili. Bisogna connettersi tramite url diretta, che sia digitata manualmente, salvata in qualche link oppure nei Preferiti: da qui il termine deep, sommerso.

Oggi, sempre più spesso, è possibile acquistare servizi digitali e articoli sul web sommerso anche tramite tokens. E a volte capita che l’acquirente abbia necessità di privacy, ma non perché è un criminale. Un gay che vive in un paese arretrato culturalmente e vuole abbonarsi a un servizio di dating a pagamento, forse preferirà pagare in BTC anziché con carta di credito. Ecco perché criptovalute e deep web non sempre significa leggi infrante.

Diverso è il legame fra criptovalute e deep web formato dalle darknet. Queste ultime sono reti accessibili unicamente tramite software come Tor. In tal modo è difficile o addirittura impossibile tracciare chi vi naviga. E spesso a tentare di farlo sono le forze dell’ordine. Dark web infatti per larga misura è sinonimo di black markets, ossia siti dove si possono effettuare acquisti illegali di vario genere.




Dalle darknet passano il traffico di droga, la vendita di armi ai terroristi, il commercio di specie animali o vegetali a rischio d’estinzione, gli scambi di materiale pedopornografico, etc. Venditori e acquirenti, qui, hanno ben chiara una cosa: i fautori delle transazioni in criptovalute sono meno tracciabili di quanti movimentano dollari e o euro.

Anche sul dark web però non tutti sono criminali. Come esempio si può pensare a chi vive in regimi totalitari o soggetti a embargo, e per procurarsi farmaci altrimenti irreperibili usa il mercato nero virtuale.

In questo caso criptovalute e deep web rappresentano l’ancora di salvezza: l’uso delle prime rende più difficile rintracciare gli acquirenti, così che possono risparmiarsi le conseguenze legali del loro acquisto. (Certo, nell’esempio in oggetto va detto che la contraffazione dei farmaci è un mercato nero florido dentro al mercato nero dei farmaci. Qui di solito la salvezza è rappresentata dal passaparola di chi ha già usato il servizio. Grazie all’esperienza può indirizzare i potenziali clienti verso siti sicuri.)




Criptovalute e deep web: come il secondo influenza i prezzi delle prime

Un aspetto fondamentale da considerare è l’ingente volume d’affari che vede utilizzare le criptovalute per i pagamenti sul deep web o sulle darknet. Senza queste movimentazioni, il valore di tali valute digitali sarebbe inferiore. Il principio è sempre il solito: il rapporto fra domanda e offerta. Un incremento della prima fa salire i prezzi.

Stime esatte delle transazioni che riguardano criptovalute e deep web non possono esistere, ma è sicuro che si tratta di centinaia di miliardi di dollari. Bitcoin è la moneta di scambio più usata ancora oggi. Fra le altcoin, terroristi, pedofili&C preferiscono z-cash e monero, in quanto dotate di meccanismi di protezione della privacy più robusti.

Dal lato negativo abbiamo 2 conseguenze da valutare. La prima è il sentiment suscitato dalla divulgazione di notizie riguardanti le attività illecite sulle darknet. L’investitore o il trader interessato al crypto settore spesso ignora la differenza fra i 2 “sottoweb” che eludono i motori di ricerca. Per questo ricava una visione distorta, nutrita soltanto dalle bad news, del connubio criptovalute e deep web.

Diversi traders si astengono dall’aprire posizioni sulle criptomonete proprio per questo. In pratica, bitcoin, monero, z-cash e altre altcoin vedono sì un aumento degli scambi, ma anche una riduzione dovuta a questi investimenti mancati.

Il secondo lato inquietante del rapporto fra criptovalute e deep web è rappresentato, ovviamente, dall’agevolazione dei traffici illegali del dark web. Intendiamoci, le darknet prosperavano già prima che venisse minato il bitcoin numero 1. Però è un fatto che con i tokens i criminali hanno vita più facile. Questa fama negativa contribuisce all’ostilità dei governi verso le criptovalute.




Conclusioni

Bisogna farci i conti: senza il connubio criptovalute e deep web, BTC e le altre valute virtuali avrebbero quotazioni inferiori perché meno richieste. Persino quelle che non circolano sulle dark net. La ragione è l’immenso effetto traino di bitcoin, la regina dei tokens e anche del dark web. Chi segue il crypto mercato lo sa bene: quando BTC crolla a picco, le altcoin fanno lo stesso.

I mancati investimenti dovuti alla fama del dark web presumibilmente avrebbero volumi inferiori. Ma nessuno può quantificare e affermarlo con sicurezza. E nessuno può sapere cos’altro cambierebbe nel crypto settore se i tokens fossero sempre “puliti”. Prendiamone atto.





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