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Bitcoin: l’hash rate sale dello 0,15% al giorno

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Rappresentazione del Bitcoin al centro della blockchain

Bitcoin al centro della blockchain. Image by Pete Linforth from Pixabay

La rete Bitcoin continua a battere i propri stessi record: venerdì 11 ottobre l’hash rate ha toccato un apice di ben 110,13 EH/s. Solo un mese fa aveva superato per la prima volta i 100 EH/s. La crescita media su base giornaliera, pur se “volatile”, è circa dello 0,15%. Un segno di vitalità che secondo gli analisti del crypto mercato mostra correlazione con il trend del token. Vediamo di capire se è vero.

Cos’è l’hash rate

Per minare nuovi Bitcoin, o estrarli che dir si voglia, tutti i nodi attivi del network devono svolgere complessi calcoli computazionali. Lo scopo di queste elaborazioni è concatenare nuovi blocchi corretti, ossia validati tramite algoritmi di hash, alla blockchain. Chi arriva per primo alla soluzione – i nodi lavorano in competizione fra loro – riceve come ricompensa un numero predeterminato di Bitcoin. Quanti esattamente? Ad oggi 12,5, ma l’ammontare dipende dallo stadio in cui si trova la blockchain.

Ogni 210.000 token minati la ricompensa viene dimezzata, è il cosiddetto halving. L’evento ha cadenza quadriennale. Il prossimo avverrà nella primavera del 2020, e così via fino a minare l’ultimo dei 21 milioni di BTC previsti dall’algoritmo della chain. Proprio oggi, venerdì 16 ottobre 2019, stiamo toccando quota 18 milioni.

La struttura della chain fa sì che ogni blocco, che contiene la registrazione delle ultime transazioni avvenute sulla rete, sia per forza corretto. Per arrivare a questo l’hash calcolato viene elaborato utilizzando come input anche quello del blocco precedente. Vale a dire che per barare bisognerebbe alterare pure quest’ultimo, cosa possibile solo avendo il controllo del 51% o più del network. Perché almeno il 51%? Semplice: il risultato raggiunto dal primo nodo viene verificato dagli altri che risultano contemporaneamente operativi, che verificano che il nuovo hash abbia come input anche quello del blocco che lo precede – . Il blocco è validato solo quando la maggioranza ne conferma la correttezza. L’algoritmo degli hash concatenati garantisce la sicurezza, ma più la blockchain si allunga, più il calcolo si complica, si tratta di una caratteristica intrinseca voluta per mantenerne la sicurezza.

L’hash rate è appunto la misura della quantità di calcoli compiuti nel network nell’unità di tempo. Più alto è il loro numero, più attività c’è sulla rete. E’ chiaro che col tempo il valore tende a salire, però ad alzarlo è anche il numero di nodi al lavoro, i quali a loro volta indicano l’attività complessiva che si svolge sul network, legata anche alle transazioni sul Bitcoin. Il rilevamento, va detto, non è del tutto preciso, perché la rete è decentralizzata, senza nessun nodo che governi sugli altri. Comunque è ritenuto sufficientemente affidabile.

Che legame c’è fra l’hash rate e l’andamento del Bitcoin?

La relazione fra il trend del Bitcoin e l’hash rate non è frutto di un’equazione matematica, è basata sull’osservazione. Quando il network è più attivo, segue un rialzo del prezzo del token. Ugualmente la contrazione/espansione della criptovaluta può avere come conseguenza una diminuzione/innalzamento dell’attività della rete. I 2 valori insomma paiono “rincorrersi” a vicenda.

L’analisi dei grafici non mostra però una relazione temporale immediata né del tutto prevedibile. A volte possono trascorrere mesi, a volte giorni o settimane prima che un valore reagisca alla variazione dell’altro. Difficile anche stabilire con precisione chi influenzi chi: ossia se sia un trend positivo del Bitcoin ad incrementare l’hash rate o quest’ultimo a spingere i prezzi verso l’alto. In linea generale, si può dire che correlazione c’è ed è positiva, ma risulta significativa solo su orizzonti temporali ampi. Nel trading intraday, giornaliero e neppure settimanale quindi non sembra valga la pena farci affidamento. Viceversa in chi è propenso all’hodling tale fattore può avere importanza.

Il fattore news

Il Bitcoin, si sa, come l’intero mercato delle criptovalute sconta le news in modo estremo. La sua mitica volatilità in effetti deriva in larga misura dal loro effetto, amplificato da 2 peculiarità di questo settore. Primo, mancano dei fondamentali a bilanciare l’effetto delle notizie, secondo, la gran parte degli investitori sono retailer, categoria perlopiù portatrice di volatilità per il maggiore peso della componente emotiva nelle scelte che effettua.

Le news sull’hash rate quindi possono influenzare le esposizioni long o short su Bitcoin e il loro volume, anche indipendentemente dalla portata reale della correlazione di questi con il trend del token. Così, paradossalmente l’hash rate influenza l’andamento del BTC.

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