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Beacon Chain: blocco genesi online, Ethereum 2.0 s’avvicina

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Beacon chain: imamgine di vari tokens ETH che circoleranno sulla nuova mainnet

Martedì 1° dicembre la Beacon Chain di Ethereum 2.0 ha visto il suo lancio ufficiale con il blocco genesi. Si tratta di un progresso importante, che ha richiesto anni di studi, scrittura di codice e moltissimi test. Per arrivare a questa fase, a supporto di un team estremamente motivato, si sono affiancati molti investitori che credono in ethereum fino in fondo. I loro ETH depositati per lo staking infatti rimarranno congelati fino alla fase 2.

Le attuali performance della criptovaluta, esaltate dal lancio della Beacon Chain, sembrano dare loro ragione. Il token quest’anno ha presentato un’elevata volatilità, e chi ha investito nel momento di calo maggiore a marzo, quando ethereum valeva meno di 100 dollari, si è trovato il 1 dicembre con un capitale 6 volte maggiore (anzi, qualcosa in più).

La strada per l’adozione definitiva di Ethereum 2.0 è ancora lunga, certo. Ma l’esordio della Beacon Chain dimostra una volta di più che la strada è percorribile e verrà percorsa. Con ricadute positive su svariati versanti: investimenti, DeFi, progresso digitale, tecnologico e persino Green New Deal, di cui si parla molto in questi giorni.

Ma cos’è la Beacon Chain?

E’ nominata di frequente, la Beacon Chain, ma spesso senza realmente comprendere di cosa si tratti. In sostanza, si tratta di una mainnet sulla quale la creazione dei blocchi avviene usando il proof of stake come protocollo di validazione. Ethereum 1.0 invece adotta il proof of work, come BTC. Il PoW, per quanto robusto sotto al profilo sicurezza (purché i nodi attivi siano molti), risulta inquinante e costoso. L’elaborazione dei calcoli che ne sono alla base infatti consuma quantità ingenti di elettricità.

Il PoS della Beacon Chain invece prevede un meccanismo di consenso basato sullo staking: ossia un deposito di 32 tokens ETH (o multipli) per avere accesso al ruolo di validatore. Chi si assumerà questo compito quindi vedrà congelato il proprio stake, ma riceverà un compenso per la validazione delle transazioni e la creazione di nuovi blocchi. La sicurezza del metodo si fonda sul fatto che gli operatori disonesti possono perdere i loro ETH depositati nello stake e ovviamente il ruolo di validatori.

La Beacon Chain attualmente è nella fase 0, volta a verificare se il passaggio allo staking fila liscio oppure si presentano problemi. In seguito (fase 1) verrà implementato lo sharding. Il termine indica la creazioni di reti parallele in grado di operare in simultanea, e aventi lo scopo di incrementare la scalabilità del network. Anche lo sharding si fonda sulla Beacon Chain. Tali reti infatti dovranno interfacciarsi ed essere coordinate da una mainnet. Quest’ultima manterrà in esclusiva anche la prerogativa delle convalide. Net principale e micro reti insomma in Ethereum 2.0 sono pensate per completarsi a vicenda.

Una volta che la Beacon Chain avrà superato brillantemente la fase 1 ci sarà l’integrazione, finalizzata al “passaggio di consegne”, tra il network attuale ed Ethereum 2.0. Il primo verrà poi abbandonato definitivamente.

Le ricadute che comporta

Il lancio della Beacon Chain è una pietra miliare della transizione ad Ethereum 2.0 e gli investitori, retailers ed istituzionali, reagiscono. Il mood generale risulta tanto positivo che i nodi attivi sulla piattaforma Ethereum sono diventati più numerosi di quelli del network di bitcoin.

La bontà del progetto che sta portando a un’evoluzione fondamentale della seconda blockchain più grande del mondo si riflette anche sul prezzo di ETH.

Ethereum 2.0 infatti significa molte cose. Per esempio una maggiore diffusione degli smart contracts, sia relativi alla DeFI che di altri settori. Perché sulla blockchain, non va dimenticato, si possono registrare le più svariate operazioni: brevetti, opere artistiche, filiere produttive, dati scientifici, sanitari, amministrativi, contratti di qualsivoglia natura e via dicendo. Il vantaggio sta nella loro inalterabilità, che l’ampliamento del network renderà ancora più sicuro.

La Beacon Chain inoltre funziona con un protocollo a minor impatto ambientale rispetto al PoW. Come già spiegato qui, in un mondo sempre più convinto della necessità della conversione all’economia circolare e della lotta all’inquinamento, le criptovalute energivore basate sul PoW potrebbero infine apparire meno convenienti e persino nocive. Sia da parte degli investitori dotati di coscienza ambientale (per convinzione personale o per necessità d’immagine) che da parte dei governi.

Il resto appare un’incognita. Nel senso che le potenzialità di Ethereum 2.0 potranno rivelarsi appieno solo nel tempo. Con la Beacon Chain finalmente attiva questo futuro appare più vicino.

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